Oggi come cinquecento anni fa i vizi del mondo appaiono sempre uguali a se stessi nella loro ridicola tragicità. Patrizia Comand li evidenzia ne La nave dei folli, dipinto in mostra presso il museo di Palazzo Cipolla a Roma fino al 12 novembre, che prende spunto dall’omonimo poema satirico di Sebastian Brant pubblicato nel 1494.
Figure caricaturali si muovono scomposte in un contesto deformato e surreale, immerso in colori accesi la cui viva lucentezza sembra simboleggiare gli eccessi a cui quei personaggi bizzarri si abbandonano in un’esistenza votata alla sfrenata materialità. Dal 10 ottobre al 12 novembre il museo di Palazzo Cipolla a Roma, in via del Corso, presenta la Nave dei Folli di Patrizia Comand, un’iniziativa promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro, Italia nel Mediterraneo.
L’autrice, nativa di Corbetta in Provincia di Milano, ha realizzato l’opera tra il 2013 e il 2014 traendo ispirazione dall’omonimo poema satirico morale di Sebastian Brant, umanista, giurista e poeta alsaziano. Das Narrenschiff, questo il titolo originale, venne pubblicato per la prima volta nel 1494 durante il carnevale altorenano e vi collaborò, per alcune illustrazioni, anche un giovane Albrecht Durer.
Dai versi di Brant Patrizia Comand ha colto lo spirito ironico per la creazione di un imponente dipinto che racconta le degenerazioni e le ipocrisie, le meschinità e le vergogne della nostra società. Neppure troppo sorprendentemente le stesse del 1494. Un viaggio d’immagini allegorico e onirico quello esposto nel museo di Via del Corso che si sposa perfettamente col testo di Brant, i cui passaggi più significativi accompagnano i 20 disegni preparatori, anch’essi in mostra.
I mondi dei due artisti, tanto lontani nel tempo quanto vicini guardando ai comportamenti collettivi, si legano così nelle storie che raccontano. Dall’ignoranza compiaciuta di chi non impara mai nulla, alla cupidigia del potere che semina discordie per dividere e imperare. Dall’inciviltà che distrugge la gioventù al materialismo arido che dimentica la dimensione spirituale. Col passare dei secoli cambiano i modi di analizzare la società, ma non quest’ultima.
La poetica di Patrizia Comand è differente da quella di Sebastian Brant ma non meno incisiva e diretta nel rendere chiara la complessità dell’uomo a se stesso. Dalla parola alle immagini la pedagogia dell’arte può raggiungere l’obiettivo: la conoscenza della realtà.