Forme sinuose e palpitanti strette in appassionati abbracci, accanto a profili sofferenti chini sul proprio destino fatto di duro lavoro nei campi, fino a giocattoli dalla ricercata bellezza che sconfina nella poesia.
Giovanni Prini, scultore, pittore, artigiano e intellettuale impegnato e raffinato vissuto tra Genova e Roma, le cui opere sono in mostra fino al 26 marzo 2017 presso la Galleria d’arte moderna di Roma Capitale è questo e molto altro. Un’esposizione monografica, la prima a lui dedicata, che presenta creazioni in gran parte inedite, la più importante e simbolica delle quali è senza dubbio Gli Amanti, autentico manifesto dell’ideale artistico di Prini.
Una vita dedicata alla riflessione sui grandi temi dell’epoca, in una parabola che si espresse attraverso tutta la prima metà del Novecento. Anni che videro Prini protagonista sia come interprete ed esponente delle varie correnti artistiche, sia come punto di riferimento culturale grazie alla sua casa, che fu riparo e luogo di confronto di idee e progetti per i molti autori che la frequentarono. Da Cambellotti a Severini, da Domenico Baccarini a Mario Sironi. Senza dimenticare Giacomo Balla e i numerosi ritratti che molti di questi autori dedicarono alla molgie di Prini, Orazia.
Dall’avanguardia romana pregna di simbolismo agli ideali socialisti, che caratterizzarono molte delle opere esposte con una particolare attenzione alle grame condizioni di vita delle classi meno abbienti, l’artista genovese visse il proprio percorso immerso nella complessa realtà di quegli anni con tutte le sue turbolenze. Olii, disegni, marmi e bronzi, che compongono la produzione maggiore, si affiancano a ceramiche, mobili e giocattoli, in una costante ricerca dell’anima del proprio tempo.
Il visitatore può così, passeggiando tra le silenziose sale della Galleria di Via Francesco Crispi, scoprire come Giovanni Prini sia riuscito a leggere la realtà di quegli anni, restituendo chiavi di lettura alla società stessa per dare un contributo ed arricchire il dibattito, soprattutto al di fuori dei salotti più impegnati. Raggiungendo quella vita normale che costituiva l’oggetto di molti suoi lavori.